leggiamo le carte da generazioni...

Abracadabra

899 48 20 99 Consulto diretto…

Abracadabra: quando sentiamo questa strana, misteriosa, magica parola, ci mettiamo in attesa di un evento strabiliante, improvviso, di un incanto mistico e incomprensibile. Poche sono le parole che vengono pronunciate allo stesso modo in altre lingue e universalmente  comprese senza traduzione. Oggi questa incomprensibile parola viene usata e pronunciata prevalentemente solo da illusionisti che fanno spettacolo, con l’intento di creare un alone magico intorno alle loro, un po’ scontate, esibizioni. L’utilizzo di questa parola è stato inflazionato da  “maghi”, o pseudo tali, che hanno cercato nei secoli di saggiarne i poteri trasmutanti. Nel tempo questa parola, conosciuta da  grandi e bambini, pur avendo origini antichissime e racchiudendo in sé un potere enorme, è giunta ormai insignificante sino a noi,  finita miseramente in storie di magia casereccia, utilizzata nel cinema od in teatro, da personaggi che nulla hanno di magico e mistico. Abracadabra ha, invece, una valenza ben precisa e rappresenta l’essenza stessa della “parola”.

Riguardo l’origine del termine, ci sono diverse tesi. Secondo Godfrey Higgins (1772-1833), archeologo, umanista e autore di libri esoterici, la parola ha avuto la sua origine in “Apri” o “Abar”, il dio celtico e “cad”, che significa Santo. La parola era usata come un talismano, scritta su un Kameas, il quadrato magico dove la somma di tutti i numeri di ogni riga, ogni colonna, e ogni diagonale, avanti e indietro, conduce allo stesso numero.

Secondo la spiritualista Helena Petrovna Blavatsky, (1831-1891), il termine era una corruzione di  “Abraxas”, parola magica e inintelligibile, con cui vengono indicate alcune gemme (dette anche gemme gnostiche), adoperate un tempo come amuleti, in quanto portavano incisa, accanto a figurazioni e iscrizioni simboliche, la parola magica “abraxas” o più spesso “abrasax”, che nel mondo ellenico-romano, e specialmente nel sistema gnostico di Basilide (2° sec. d. C.), aveva vari significati simbolico e serviva ad invocare l’aiuto di spiriti benefici contro le malattie e la sfortuna.

“Abrahadabra” è una parola che compare negli scritti dell’esoterista Aleister Crowley (1875 – 1947)

come “la parola del Aeon” e che rappresenta la Grande Opera completa e, quindi, un archetipo di tutte le operazioni magiche minori, da non confondere con Thelema , cioè la parola di diritto del Aeon.

Altri studiosi pensano che Abracadabra fosse semplicemente il nome di un demone, la cui forza poteva essere diminuita o distrutta da riti e formule esorcistiche.  

Nel suo originario significato in lingua aramaica, deriva da  “Avrah KaDabra”, che significa “Io creerò come parlo”. I Sumeri   conoscevano il potere nascosto di questa parola e ne avevano preso lo spunto per chiamare “abbatabbari” il fungo usato durante riti religiosi, che aveva effetti allucinogeni e psichedelici, cioè di allargamento della coscienza e superamento della realtà. Questo  fungo, chiamato appunto “abbatabbari”, altro non è che l’“amanita muscaria”, utilizzato anticamente per creare allucinazioni visive. Durante le cerimonie religiose, i sacerdoti assumevano il fungo allucinogeno che mostrava loro la capacità della mente di astrarre e di percepire cose ed ambienti che nessuno conosceva. Nell’antichità i sumeri e poi dagli assiri, usavano segretamente questa parola  per esercitare il potere di creare con la mente. Ogni sacerdote portava al collo un amuleto, su cui era incisa la parola così come riportato nella figura:

                                                     

                A B R A C A D A B R A

                 A B R A C A D A B R

                  A B R A C A D A B

                   A B R A C A D A

                    A B R A C A D

                     A B R A C A

                      A B R A C

                       A B R A

                        A B R

                         A B

                          A

Questa disposizione a triangolo capovolto simboleggia il captare al meglio possibile le energie del cielo e farle scendere fino agli umani. Bisogna immaginare questo talismano come un imbuto attorno al quale danzano in spirale le lettere che costituiscono la formula “Habracadabra”, infrangendosi in un tumultuoso vortice. La A isolata rappresenta l’unità del primo principio o dell’Argento intellettuale o attivo.

La prima menzione conosciuta di questa parola e di tale amuleto,  è stata fatta nel II secolo d. C. durante il regno di Settimio Severo, in un poema didattico sulla medicina “De Medicina Praecepta”, scritto da Quinto Sammonico Sereno, medico e tutore dell’imperatore romano Caracalla, al quale aveva prescritto di indossare questo un amuleto per diminuire il potere dello spirito della malattia sul paziente. Altri imperatori, fra cui Geta e Alessandro Severo, seguirono gli insegnamenti medici di Sereno Sammonico ed utilizzarono l’incantesimo che fu utilizzato e rimase in voga  per tutto il Medioevo, a scopo magico-rituale. Tuttora, in alcune zone del Sud,  si può trovare questa figura mistica incisa su mura o edifici antichi. Carlo Levi, nel suo libro di maggior successo, “Cristo si è fermato a Eboli”, in qualità di medico riferisce di aver notato spesso il triangolo rivolto verso l’alto dell’Abracadabra, portato come ciondolo in metallo o come foglietto scaramantico dai contadini della Lucania.

Questi amuleti erano ritenuti efficaci contro alcune malattie: si pensava infatti che, come la parola nel triangolo si riduceva gradatamente, così anche la malattia sarebbe scomparsa.

Nell’antichità si riteneva che il potere del pensiero si manifestasse prima nella parola e poi nella realtà. Gli antichi conoscevano molto bene il potere del pensiero e il concetto legato a questa misteriosa parola è questo: come la parola è creata dal pensiero, così il pensiero creerà la realtà, allo stesso modo di come crea la parola.

« Nessuna cosa avviene per caso, ma tutto secondo logos e necessità. »
(Leucippo, fr.2)