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Chiaroveggenza

La chiaroveggenza è la capacità di vedere con la mente, attraverso una percezione extrasensoriale, dunque al di là degli organi sensoriali, eventi, luoghi o oggetti, che possono essere lontani oppure nascosti.

La parola deriva dal latino “clarus videre”, -vedere chiaro-, e a seconda del contesto, si può intendere sia alla lettera come percezione di tipo visivo, sia in senso esteso come acquisizione generica di conoscenza; in questo senso esteso è chiamata anche telestesia o metagnomia.

La chiaroveggenza è una facoltà latente in ogni essere umano durante il corso della sua evoluzione spirituale. Potenziando questa capacità spirituale, è possibile indagare  su argomenti come lo stato dello Spirito umano prima della nascita, dopo la morte, e la vita nei mondi invisibili. Essere chiaroveggenti vuol dire aver incrementato e potenziato quella parte in noi ormai addormentata a causa dello sviluppo della nostra civiltà, così lontana dalla dimensione istintuale. Il nostro “sesto senso”, il terzo occhio della filosofia yoga, il chakra dell’intuizione, collegato al sesto chakra e alla ghiandola dell’ ipofisi, si è ormai assopito, inutilizzato.  Lontani sono i tempi in cui l’uomo, per sopravvivere, per trovare una strada, per osservare e capire gli eventi naturali, si affidava alla parte istintuale che ha in sé.

La chiaroveggenza può manifestarsi in stato di veglia, durante il sonno normale, in stato ipnotico provocato o auto-indotto o trance, può essere spontanea o sperimentale; può verificarsi indipendentemente da ogni volontà o essere favorita da varie prati che.

Già Platone aveva riconosciuto la chiaroveggenza come fenomeno molto frequente durante l’attività onirica. Durante il Medioevo e il Rinascimento la chiaroveggenza, insieme a molti altri fenomeni magici, ebbero molta diffusione, ma i primi studi iniziarono negli ultimi due decenni del Settecento e soprattutto in Francia, con gli esperimenti del medico austriaco Franz Mesmer il quale magnetizzava, ossia ipnotizzava, i suoi pazienti per guarirli dalle loro malattie, suscitando scalpore e scandalo presso l’Accademia di Medicina di Parigi, che lo condannò per tali esperienze. Anni dopo, nel 1840, apparve sulla scena quello che forse fu uno dei più grande chiaroveggenti dell’Ottocento, Alexis Didier che, in stato sonnambolico faceva cose strabilianti come leggere libri chiusi, ritrovare oggetti perduti, giocare a carte e a biliardo con gli occhi bendati, descrivere ambienti che non aveva mai visto, indicandone tutti i particolari, anche quelli che erano ignoti ai presenti.

Nella seconda metà del secolo la chiaroveggenza viene messa in ombra dalla telepatia, pur continuando ad essere studiata da scienziati illustri e praticata da sensitivi divenuti famosi come Elisabeth D’Espérance, Pascal Fortuny, Stefan Ossowiecki. Tutti convennero nell’affermare che alcuni casi di chiaroveggenza possono essere attribuiti a fenomeni telepatici, mentre altri mostrano caratteristiche diverse, come leggere libri chiusi scelti a caso in una libreria, senza che le persone presenti ne conoscessero neppure il titolo, che quindi non poteva essere stato trasmesso telepaticamente. Col passare degli anni questi studi si diffondono anche in Russia ed assumono grande e rilevante importanza, per la loro applicazione pratica, oltre che diventare spesso un interessante e coinvolgente intrattenimento nei salotti dell’epoca.

Il primo studioso ufficiale é Leonid Vasilev, il quale parla di un’energia psichica affine a quelle fisiche conosciute, che è alla base della telepatia e della chiaroveggenza. Nel 1962,  divenne famoso il caso, in una clinica per malattie nervose, di una donna, Rosa Kuleshova, che riusciva a leggere con il solo tatto la scrittura stampata e sapeva distinguere al tatto i colori, anche se proiettati su una lastra di vetro liscia..

Possiamo distinguere questa fenomenologia in sei grandi gruppi:

!) chiaroveggenza attraverso corpi opachi (cripto scopia);

2) chiaroveggenza nello spazio (telestetica);

3)  chiaroveggenza nel tempo (retro-cognizione se riferita al passato,  precognizione se riferita al futuro);

4) chiaroveggenza per mezzo della mente o del tatto (psicometria)

5) chiaroveggenza rivolta alla scoperta di sorgenti, minerali o cavità (rabdica);

6) chiaroveggenza attraverso la lettura delle carte, fondi di caffè, sfera di cristallo (mantica).

La chiaroveggenza può manifestarsi in modo “spontaneo” oppure in modo “sperimentale”.

Nel primo caso, i soggetti nei quali questa particolare percezione si manifesta improvvisamente e con una certa frequenza, vengono definiti “sensitivi”.

La chiaroveggenza può essere di due tipi:

– la chiaroveggenza positiva o volontaria, con la quale l’individuo è in grado di indagare e vedere nei mondi nascosti rimanendo pienamente padrone di se stesso e di ciò che sta facendo. Questo tipo di chiaroveggenza viene potenziata con uno stile di vita puro ed utile, e l’individuo può mettersi in tal modo al servizio dell’umanità.

– la chiaroveggenza negativa o involontaria, quando la vista dei mondi interiori si presenta ad un individuo indipendentemente dalla sua volontà, in tal caso egli non può in nessun caso controllare il fenomeno. Questo tipo di chiaroveggenza è pericolosa perché l’individuo rimane senza difese di fronte alla possibilità di possesso da parte di entità disincarnate, e perde il controllo della sua vita, in questo mondo e nel prossimo.

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