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Cubomanzia

La Cubomanzia o Astragalomanzia è un tipo di divinazione praticata con l’ausilio di dadi composti da sei facce numerate. “Astragalos” è una parole greca che indica un’articolazione o una vertebra umana o animale, e fin dall’antichità queste ossa, prelevate da capre e montoni, si usavano per la divinazione o per giochi analoghi a quelli che si fanno con i dadi. Questa pratica risalirebbe all’antico Egitto e ha subito, nel corso dei secoli, molte variazioni. A inventare il gioco divinatorio degli astragali, secondo un mito greco contenuto nei “Proverbi” di Zenobio (I secolo d.C.), fu la dea Atena, ma sicuramente l’uso sacerdotale degli astragali era praticato dagli indovini del Tempio di Eracle a Bura, in Acaia. I “cubi”, cioè i dadi numerati, da cui deriva il termine cubomanzia, derivano appunto dagli astragali. L’ astragalomanzia  divenne successivamente un gioco d’azzardo: molte sono le raffigurazioni, su vasi e scudi attici del VI-IV secolo a.C., di soldati greci intenti a giocare a dadi. Chiedeva consulti di astragalomanzia anche l’imperatore Tiberio, che si recava spesso presso le Terme di Abano per consultare il cosiddetto “oracolo di Gerione”, sacerdote che prevedeva il futuro per mezzo di tre dadi d’oro. Un trattato, di cui non è rimasta traccia, fu scritto anche dall’imperatore Claudio, che era un cultore convinto e appassionato di questa mantica. In epoche successive si abbandonano gli astragali per ricorrere sempre più spesso ai dadi da gioco, in questo caso nasce la tecnica di divinazione denominata con il nome di Cubomanzia. Nel Medioevo questa mantica continuò, tramandata soprattutto oralmente e che prevedeva principalmente l’utilizzo di 3 dadi.

Per  una predizione più corretta, si possono seguire alcune regole e rituali: è consigliabile evitare i giorni di venerdì e  domenica, poco propizi per la predizione. E’ meglio trovare un luogo tranquillo e silenzioso con un clima freddo, che è l’ideale per il lancio dei dadi. Si disegna su un foglio un cerchio di circa 30 centimetri e lo si pone su un tavolo: i dadi vanno lanciati su questo cerchio, cercando di centrarlo. All’atto della predizione, bisogna formulare una domanda precisa su un argomento.
Si può usare anche un solo dado, ma la risposta potrebbe risultare secca e un po’ scarna, per completezza si usano 2 o più dadi. Se la somma dei punti usciti è un numero pari, la risposta è «sì», se il numero è dispari, è «no».
Se i dadi cadono fuori dal cerchio o sul pavimento, è un segnale si sfortuna che, nel caso si ripetesse una seconda volte, indica che è meglio rinunciare alla predizione e aspettare un momento più propizio. Per ogni domanda che fatta, bisogna tirare i due dadi e sommare i loro numeri. Dopo il primo lancio, segue il secondo e bisogna sommare il secondo totale al primo.

Le interpretazioni e le letture delle varie combinazioni possibili, sono numerose e spesso contraddittorie. Un buon riferimento per dare un significato al totale dei numeri che emergono dal lancio dei dadi, è la conoscenza della Numerologia, unita a una buona cultura riguardo i simboli e le strutture esoteriche. Queste nozioni sono la più importante base di partenza per una corretta interpretazione della pratica divinatoria, ma a mio parere, come spesso capita in numerose mantiche, dai Tarocchi alle Sibille, si può sempre fare riferimento al proprio istinto e alla propria sensitività. Si può stabilire a priori un linguaggio collegato a ciascun numero, oppure ci si può affidare al momento alla propria capacità di collegare i numeri ai significati. Personalmente credo che anche la posizione dei dadi sia un dato degno di attenzione: il totale è importante, ma se un dado è molto lontano dagli altri, o se assume un’angolazione particolare rispetto a quella degli altri, questo può essere un elemento da tenere in considerazione.

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