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Elisir di lunga vita

Dalle origini del mondo, l’uomo ha sempre desiderato essere immortale, forse per paura della morte fisica in sé, come momento di passaggio legato alla sofferenza e alla malattia, forse per non affrontare il doloroso distacco dalle persone care e da tutto ciò che aveva costruito faticosamente durante il corso della sua vita. Troppo dolce e inebriante era la promessa di immortalità fatta da Dio ad Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden, troppo triste e doloroso l’aver perduto il dono della vita eterna, per una disubbidienza nel mangiare il frutto proibito. Dopo Adamo ed Eva è iniziata la ricerca di un rimedio alla morte: pensatori, filosofi, alchimisti, gente comune, tutti hanno cercato formule, pozioni e rituali per arrivare allo scopo: l’immortalità.

L’Elisir di lunga vita è una leggendaria pozione o elisir, in grado di assicurare la vita eterna e immortalità a chiunque lo beva, potere strettamente collegato a quello  di dare la vita. Nella storia dell‘alchimia medievale europea, dell’antica Cina e dell’India, la ricerca di questa leggendaria sostanza è stata il principale obbiettivo di molti alchimisti.

Elisir è un vocabolo del sec. XVI derivato dal francese élixir, che risale all’arabo “al iksir”, che Fleischer e Dozy ritengono coniato dagli alchimisti arabi, basandosi sul greco “xërós” che vuol dire –secco-. Infatti il significato originario era quello di parte essenziale di una materia e presso gli alchimisti designò la pietra filosofale, in arabo al-kimiya,.

La pietra filosofale era quella pietra ricercata dagli alchimisti, in quanto ritenuta in grado di trasformare in oro ogni metallo. Era anche un’essenza immaginaria che, sempre secondo gli alchimisti, sarebbe stata inoltre capace di produrre l’elisir di lunga vita.

Già nella mitologia greca troviamo che Medea tentava, con le erbe, di ritardare la vecchiaia e fece ritornare giovane suo marito Giasone.

In un’antica lettera che parla della pietra filosofale, si parla di una femmina che genera sette figli, che rappresentano i sette metalli. Due di essi, l’oro e l’argento, divengono re; mentre gli altri rimangono servi. Un giorno uno di questi va dalla madre per lamentarsi della sua sorte;  la madre, impietosita, gli dice che sciogliendosi nelle ultime particelle che lo compongono e ritornando nel seno materno, egli potrà giungere alla perfezione. Come si vede, è una specie di parabola che si riferisce alla trasmutabilità dei metalli. Ma la pietra filosofale, secondo i suoi ricercatori, avrebbe avuto il potere di trasmutare in oro non soltanto i metalli vili, ma anche ogni altra sostanza. Formule magiche e procedimenti successivamente adottati dalla chimica moderna, si uniscono in un intreccio di elementi e conoscenze che fanno parte del cammino romanzesco dell’alchimia.  

In Europa e Cina, l’elisir fu anche chiamato “Quintessenza della vita”, in esso erano contenuti  i cinque elementi dell’astrologia cinese: metallo, acqua, legno, fuoco e terra,  anche se in Europa ne erano comunemente accettati solo quattro (aria, acqua, fuoco, terra).

Nel XVIII secolo, l’alchimista Conte di San Germano, vissuto in Europa e protagonista di esperimenti segreti ed esoterici, fu indicato come possessore dell’elisir di lunga vita, forse a causa del mistero che avvolgeva le sue attività e la sua vita privata.

Paracelso aveva dato, come sua versione di “elisir di lunga vita“, una preparazione di foglie essiccate di rosa di Natale, l’Helleborus niger, detto in tedesco anche “radice nera da starnuto”.  Nella radice di elleboro sono contenuti dei glicosidi cardioattivi,  simili a quelli della digitale; per questo in passato Rhizoma Hellebori era usato come medicamento cardiaco. Martinek, nelle sue  ricerche fitochimiche sulle foglie di Helleborus niger, dimostrò la presenza,  nelle foglie essiccate di questa pianta, di un glicoside fino allora sconosciuto. Da qui le asserzioni di Paracelso assumono una nuova luce: il suo elisir di lunga vita, che al suo tempo godeva di grande fama e diffusione, consisteva appunto nella somministrazione di un glicoside cardioattivo in piccole quantità

Ogni popolazione del mondo, sia del passato che del presente, vanta il suo “elisir di lunga vita”. Nelle isole Figi, la setta dei Tuka crede a un’acqua dell’immortalità, guaritrice e sacra. Essa viene soffiata sull’individuo, per ottenere lo scopo voluto, pronunciando parole magiche.
Nel mondo arabo si elogiano il muschio, lo zenzero, il miele, la noce moscata, il galanga. In  India  si elogiano la liquirizia, la canna da zucchero, le abluzioni in acqua fredda. In Cina si parla del ginseng, tè verde, pratiche di attivazione del C’hi; in America Latina c’è il Taxodium, il sangue di condor, il cactus San Pedro; la Kawa (Piper methysticum G.Forst.) in Oceania. Nei banchetti antropofagici dei Tupinambà (Brasile Orientale) i vecchi erano i più avidi banchettanti perché credevano di assorbire, con la loro carne, la forza dei giovani guerrieri uccisi. Ma la “pianta dell’immortalità” per antonomasia, fu per lungo tempo il fungo ling-chili (che per gli studiosi sarebbe l’Amanita muscaria.).

L’immortalità, però, non si può raggiungere senza la pratica morale.
Di qualunque elisir si tratti, l’assunzione deve sempre essere accompagnata da esercizi spirituali, tendenti a garantire il benessere e la purificazione del corpo e  dello spirito. Le divinità non possono rendere immortale un malfattore.

Questi sono 2 esempi di pozioni considerate elisir di lunga vita.

 – Prendere una parte di vino bianco e una parte di vino rosso e riscaldarli a bassa fiamma. Aggiungere poi del miele, cannella, chiodi di garofano, spicchi di arancia e limone.
Lasciare riposare il tutto ancora sul fuoco, per il giro di una piccola clessidra (pochi minuti).
Versare su una coppa l’elisir ben caldo, ed assumerlo immediatamente.

(P.S. secondo il consiglio dell’alchimista, l’Elisir dovrebbe essere bevuto almeno una volta al mese).

 – Pestare in un mortaio: cannella, coriandolo, macis, chiodi di garofano, scorza d’arancio dolce, fiori di anice stellato, cardamomo; per poi unirvi della vaniglia in pezzetti.
Mettere in un bottiglione dell’alcol con acqua pura nel rapporto di due a uno, ed aggiungervi il composto.
Tappare il recipiente e lasciare in infusione un paio di settimane, ricordandosi di agitarlo almeno una volta al giorno.
Trascorso questo tempo, unire all’infuso dello zucchero sciolto in acqua fredda, agitare bene e far riposare per un altro giorno, dopo di che, filtrare il liquore e aromatizzarlo con acqua di rose.

Credo che l’immortalità sia il sogno di tutti, ma  penso anche che, come tutte le cose eterne, anche l’immortalità possa annoiare, come qualsiasi condizione che sia un limite di un essere umano Sono convinta che l’ importante sia vivere in maniera naturale e in sintonia con la propria natura, assecondando e alimentando desideri, aspettative e sogni. Questo è il più potente elisir di lunga vita!

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