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Mabon

Mabon è la seconda delle feste del raccolto, anche chiamato Equinozio d’Autunno. I Celti lo chiamavano così perché Mabon, nella mitologia celtica, era il giovane dio della vegetazione e dei raccolti, figlio di Modron, la Dea Madre, e di Melt. E’ un tempo di equilibrio, la notte e il giorno hanno la stessa durata, ma la luce sta iniziando a diminuire a favore dell’oscurità. In molti circoli druidici veniva chiamato Alban Elued, ”Luce dell’Acqua”, dove l’Acqua rappresenta l’oceano cosmico in cui si immerge il Sole nella parte calante dell’anno: la misteriosa profondità marina che diviene sempre più scura con l’accorciarsi dei giorni.

L’equinozio d’autunno, il 21 Settembre, è il momento della discesa della Dea nel mondo del sotterraneo dove assistiamo al declino della natura e l’arrivo dell’inverno. A settembre, dobbiamo congedarci anche dal Dio del Raccolto, l’Uomo Verde, simbolo del ciclo della natura nel regno dei boschi, i suoi semi sono piantati nella terra in maniera tale che la vita possa continuare a farli rinascere e crescere in abbondanza.

Il periodo di Mabon coincide con il periodo in cui nella Grecia antica venivano celebrati i Misteri Eleusini, strettamente connessi con il ciclo della trasformazione del grano e con le Dee Demetra e Persefone. Il ciclo produttivo e riproduttivo è concluso, le foglie cominciano ad ingiallire e gli animali iniziano a fare provviste,  in previsione dell’arrivo dei mesi freddi.
E’ un momento di preparazione, dove si fanno i conti: soprattutto  si riflette su ciò che si è seminato durante l’anno. La luce di Mabon è stata portata nel mondo, dispensando forza e saggezza, in maniera tale da trasformarsi in un nuovo seme. I frutti sono oramai maturi e quello che si è raccolto servirà a tenerci vivi durante la stagione fredda. Il ciclo produttivo e riproduttivo è concluso, le foglie cominciano ad ingiallire e gli animali iniziano a fare provviste in previsione dell’arrivo dei mesi freddi. Se il raccolto è stato scarso, ci attende un inverno duro e povero. Dal punto di vista astrologico, il Sole entra in Bilancia,  segno dell’Equilibrio: questi sono gli ultimi giorni in cui le forze si bilanciano, tra poco l’oscurità vincerà per i successivi sei mesi, sulla luce. Mabon è anche il tempo della raccolta delle radici officinali per le tisane invernali: Tarassaco, Angelica, la stessa Mandragora, pianta delle streghe per eccellenza.

Mabon è il tempo dei tagli, delle potature: come si deve tagliare il secco e il vecchio, bisogna anche eliminare da noi stessi ciò che ci trasciniamo dietro, oramai morto. Generalmente inizia il periodo della caccia. Molte specie migratorie, come le rondini, avviano il loro lungo viaggio verso sud.
Il cigno è l’uccello dell’Equinozio in quanto simbolo dell’immortalità dell’anima e guida dei morti nell’aldilà. Mabon è il momento per celebrare le divinità antiche e gli spiriti del mondo. Ciò che bisogna fare per Mabon è ringraziare, infatti alcune delle attività pagane da prendere in considerazione sono quelle di fare il vino e celebrare i defunti. E soprattutto è il momento giusto per fermarsi e rilassarsi, essere felici della trascorsa stagione della luce e dei frutti che questa ci ha donato. Anche il processo della fermentazione delle uve avveniva con procedure accompagnate da rituali specifici ed era inteso anche come simbolo della trasformazione spirituale, che si svolge durante le iniziazioni e i riti misterici, nel buio dei santuari sotterranei. Mabon va vista in effetti come una festa iniziatica, rivolta alla ricerca di un nuovo livello di consapevolezza.  E’ tempo di passeggiare attraverso luoghi selvatici, raccogliendo baccelli (o castagne) e piante secche, che poi vengono utilizzati per decorare la casa. E’ il momento propizio per fare qualcosa che riguardi l’equilibrio nella vostra vita. Gli elementi maschili e femminili della nostra personalità hanno bisogno di uguale rispetto ed espressione. La notte di Mabon, quando le ore di luce e le ore di oscurità sono equivalenti, è una notte per onorare l’equilibrio della Dea e del Dio,  l’armonia della materia e dello spirito.

 In occasione di questo periodo e dell’aratura dei campi, si celebravano molti riti popolari di  ringraziamento e di preghiera  per la difficile stagione in arrivo. Il Dio del raccolto è spesso simbolizzato da un pupazzo fatto con paglia o fieno, che viene bruciato e le cui ceneri sono riversate sulla terra. Si costruisce anche la Dea del raccolto,  fatta  con l’ultimo fascio di fieno, vestita con un abito bianco decorato con nastri multicolori che simbolizzano la primavera,  quindi appesa ad un palo, simbolo fallico della fertilità.

A Mabon si fa festa stando in compagnia, mangiando e pregando insieme. Ognuno porterà un cibo cucinato, simbolo di accordo conviviale e spirituale.  Prima di mangiare,  è tradizione far passare un piccolo calderone, simbolo del grembo materno,  vicino al tavolo: mentre passa di mano in mano, ognuno dovrà dire qualche parola di ringraziamento per l’anno  trascorso e di benedizione per  quello che verrà.

Alcuni simboli di Mabon sono l’uva, il vino, le ghirlande, le pigne, il granturco, le foglie secche, le ruote del sole, il melograno.

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